Ovvero come i leader europei ripetono di voler “tenere testa” agli Stati Uniti, salvo poi andare in fila indiana alla Casa Bianca per scongiurare di non essere scaricati.

Se qualcuno crede ancora al ritornello di un’Europa inflessibile, pronta a isolare e condannare Trump, probabilmente non ha seguito gli appuntamenti diplomatici di questa settimana. Quattro leader, quattro Paesi chiave (Polonia, Francia, Regno Unito e l’immancabile Ucraina di Zelensky) si sono recati a Washington – con tanto di cappello in mano – per implorare gli Stati Uniti di non staccare la spina alla difesa del Vecchio Continente.

La “processione” a stelle e strisce. No, non è il sequel di un film sul pellegrinaggio di Canterbury: è la realtà. Polonia, Francia, Regno Unito e Ucraina, tutti ordinati in fila, bussano alla porta di Trump. A turno, con la stessa grazia di chi non può sopravvivere senza il protettore di turno, hanno ripetuto il mantra: “Non abbandonateci, abbiamo bisogno dell’Alleanza Atlantica!”. Insomma, l’Europa “che non si piega” in prima linea contro Trump esiste solo nei discorsi altisonanti di qualche commentatore: nella pratica, i fatti parlano di un’Europa che si aggrappa all’ombrello nucleare (e finanziario) statunitense come l’ultimo salvagente in mezzo all’oceano.

L’illusione dell’autodifesa europea. Il quadro diventa quasi comico se si pensa ai sogni di certa classe politica UE, che continua a parlare di “autonomia strategica” come fosse già dietro l’angolo. Eppure, a rendere omaggio a Washington troviamo la Polonia, che spende oltre il 4% del PIL in difesa (più del doppio della media europea), e il Regno Unito, che – non dimentichiamolo – è un’altra potenza nucleare sul continente. Poi c’è la Francia di Macron, con la grandeur sempre in punta di lingua, ma che non può esimersi dal far la riverenza a Trump, pena il ridimensionamento militare. E per finire, Zelensky, il presidente più celebrato d’Europa, che però conta sulle forze (e sui dollari) USA per mandare avanti la propria resistenza contro l’invasione russa.

Perché la realtà è meno “romantica”. Il ragionamento è semplice: senza gli Stati Uniti e la loro leadership militare, l’Europa si troverebbe davanti a un dilemma esistenziale. Scegliere tra: Diventare la “preda” di un’espansione russa sempre più spavalda o lanciarsi in un’operazione di riarmo così massiccia da far tremare i polsi a qualsiasi opinione pubblica (già scossa dall’inflazione e dalla prospettiva di nuove tasse).

Ora, vi pare davvero che i cittadini europei, già allergici alla sola idea di dover pagare qualche euro in più, possano sopportare un “riarmo a tappe forzate” in stile Guerra Fredda 2.0? Figuriamoci.

Il paradosso del “condannare” Trump. Mentre qualche politico o editorialista si riempie la bocca con frasi indignate del tipo “l’Europa deve condannare Trump con forza!”, i medesimi governi spediscono i loro rappresentanti a fare la fila nell’Ufficio Ovale, sperando di strappare una pacca sulle spalle e un impegno vincolante a restare fedeli al Patto Atlantico. Ma, si sa, l’ipocrisia continentale non conosce limiti: a parole, tutti pronti a marciare contro la Casa Bianca; nei fatti, serve Trump come garante supremo della sicurezza, o il castello di carte europeo crolla.

Il prossimo atto della farsa. È facile prevedere un copione già scritto: qualche rampante leader UE, rientrando da Washington, dichiarerà in patria di aver “discusso duramente” con gli Stati Uniti, sfidando Trump con piglio deciso. Ma dietro le quinte, il patto è lo stesso: “Vi prego, non lasciateci soli”. Perché la verità è che la difesa autonoma dell’Europa è – nel breve termine – una favola buona per i talk show, non una soluzione concreta.

Sipario su un’Europa in ginocchio. Così, mentre la narrativa ufficiale narra di un Vecchio Continente forte e coeso, pronto a tenere testa a ogni minaccia, la realtà fa intravedere un’Europa in ginocchio, spaventata all’idea di dover fare sul serio da sola. E la processione di questi giorni ne è la prova più eclatante: se l’intera sicurezza del blocco si regge sullo scudo (e sul portafoglio) degli Stati Uniti, quanto vale davvero l’autonomia strategica europea?

Forse la prossima volta, prima di farsi illusioni su una presa di posizione “dura” contro Trump, bisognerebbe ricordare questa fila di supplichevoli delegazioni diplomatiche e chiedersi: a chi stiamo raccontando la favola dell’Europa libera e fiera?

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