Img. realizzata con l’ausilio dell’IA

Ovvero come demolire in poche righe l’ennesima crociata anti-Trump di certa stampa.

Correva l’anno della post-verità e dell’Intelligenza (o Insolenza?) Artificiale, e noi tutti finivamo per scoprire – con la stessa meraviglia di chi vede un cammello in spiaggia a Rimini – un video che trasforma la striscia di Gaza in un lussuoso parco divertimenti per ultraricchi. Piscine a sfioro, grattacieli di vetro, guerriglieri che danzano il ventre come se fosse un nuovo locale alla moda di Ibiza, e la caricatura digitale di Elon Musk che lancia banconote dall’alto di un drone.

Il cameo di Trump e Netanyahu. Impossibile non notare la presenza dell’ineffabile coppia Trump-Netanyahu, avvistati mentre sorseggiano cocktail esotici a bordo piscina e ostentano sorrisi da brochure turistica. L’uno con l’abbronzatura eterna e l’altro con lo sguardo di chi medita un piano globale da un resort a cinque stelle. Il video – lo diciamo per chi ha perso la puntata – è frutto di un’IA di ultima generazione, la stessa che a volte confonde i gatti con i cuscini. Eppure, per certa stampa, parrebbe la prova provata di chissà quale “piano segreto” di Trump per mercificare pure il Medio Oriente.

Il “Caffè” di Gramellini: la solita ramanzina? E qui entra in scena Gramellini, con il suo “Caffè” del mattino sul Corriere della Sera che – come ogni espresso un po’ troppo bollente – brucia subito il palato e si presenta con l’ennesima ramanzina sul malcostume politico di Trump. Niente di nuovo: dai tempi dell’elezione di The Donald, alcune penne si consumano per trovare spunti di polemica, sfornando editoriali indignati anche se Trump mangia pizza con l’ananas. Questa volta, però, il pretesto è l’IA: secondo la narrazione, la clip sarebbe la sintesi di una visione trumpiana per cui Gaza non è altro che un enorme parco a tema “Make Middle East Great Again”. Per tanti, ridicola trovata; per Gramellini, un chiaro segnale di come il presidente minacci l’equilibrio mondiale a colpi di slogan e resort immaginari.

Ma è davvero colpa di Trump? La verità, ironicamente, è molto più semplice: il filmato è satira digitale, una delle infinite caricature che troviamo in rete ogni giorno. Qualcosa che, di per sé, non costituisce prova di strategie segrete né impone sulla mappa geopolitica un parco acquatico firmato “T&N Musk Enterprise”. Tuttavia, qualcuno sceglie di ignorare il contesto e trasforma la parodia in un atto d’accusa: ecco Trump che “esulta” con i calici in mano, mentre intorno si sfarinano decenni di storia complicatissima. Se un video generato dall’IA basta a modellare un’opinione, il problema non è il video, ma la fragilità di chi lo usa come argomento.

Le vere questioni ignorate. Siamo sicuri che la pace in Medio Oriente – quell’argomento che tutti brandiscono con il piglio dell’esperto ma di cui pochi sanno davvero qualcosa – passi per un deepfake su TikTok o per un editoriale arrabbiato? Ci piace credere di no. Eppure, la sensazione è che si preferisca la polemica di giornata all’analisi più concreta. Nel frattempo, l’AI continua a sfornare immagini assurde (chi ha detto “Biden su un unicorno?”), e i media più zelanti ci costruiscono sopra nuove piccole crociate.

Il paradosso finale. Forse il vero dramma di questo “Gaza Resort” digitale non è la risata mefistofelica di Trump o la danza del ventre dei finti guerriglieri, bensì l’assenza di un filtro satirico in chi si precipita a puntare il dito: dare per “reale” un video volutamente grottesco per condannare – ancora una volta – l’uomo arancione (o ex arancione, a seconda dell’abbronzatura) è la spia di un pregiudizio radicato. È lì che si annida il problema, non in un colosso dorato a immagine e somiglianza di Trump.

E così, tra un “Caffè” e un altro, ci troviamo di fronte a editoriali strabordanti d’indignazione, alimentati da un’IA che si diverte a sfornare provocazioni. In fondo, come diceva qualcuno, “uno, se non ha il buon gusto, mica se lo può dare”. E forse nemmeno l’intelligenza – artificiale o meno – può cambiarlo.

Sipario chiuso: a forza di sventolare immagini fasulle come se fossero verità assolute, si rischia di confondere la realtà con la caricatura. E se non capiamo più la differenza fra satira e cronaca, la politica diventa un gigantesco resort, dove i giudizi affrettati sguazzano come turisti in piscina. Chissà, forse è proprio la stampa pronta a puntare il dito ad aver bisogno di una vacanza. Magari in un posto più reale… di certo non a “Gaza-land”.

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