
Talvolta una frase buttata lì, magari in mezzo a un racconto drammatico, rischia di esplodere peggio di un petardo di Capodanno. È quello che è successo durante la trasmissione “5 Minuti” di Bruno Vespa, dove il fotografo Massimo Sestini – ancora con l’adrenalina in circolo per aver sfiorato la tragedia sotto il ghiaccio – si è lasciato andare a una dichiarazione che ha fatto balzare sulla sedia mezza Valle: «Ho bevuto mezzo lago di Lavarone, il più inquinato delle Dolomiti».
Una frase secca, un effetto devastante. Il risultato? Un putiferio. Il lago di Lavarone non solo è un simbolo delle bellezze naturali trentine, ma da anni vanta pure la Bandiera Blu, riconoscimento che certifica la qualità (anche balneabile) delle sue acque. Insomma, se qualcuno arriva e dice che lì regna l’inquinamento, i telefoni di sindaci, albergatori e autorità locali iniziano a scottare.
Le reazioni non si fanno attendere. Il sindaco di Lavarone, Isacco Corradi, ha subito voluto spegnere l’incendio: “Le parole hanno un peso — ha detto in buona sostanza — e qui non si parla di inquinamento, bensì di un lago a scarso ricambio (definito ‘atrofico’), ricco di flora, fauna e batteri naturali, ma ben lontano dall’essere “avvelenato”. Ovvio che se uno finisce a berne mezza cisterna per un colpo di sfortuna, non deve gridare allo scandalo. Specie quando i controlli dell’Azienda sanitaria e i parametri per la Bandiera Blu confermano la buona salute delle acque”.
Messe in chiaro le cose, rimane l’effetto mediatico. Bruno Vespa, nel suo spazio “5 Minuti” su Rai Uno, è abile nel creare ascolti e attenzione. Peccato, però, che certe dichiarazioni vadano a sbattere contro dati di fatto opposti. Da qui la reazione del consigliere provinciale Walter Kaswalder, che chiede a gran voce una rettifica ufficiale: “Il lago di Lavarone ha avuto la Bandiera Blu per sei anni consecutivi, impossibile definirlo il “più inquinato” — si legge nel commento. — Se la tv di Stato ospita certe frasi, è giusto che rettifichi: non si possono lanciare parole così pesanti senza documentarle”.
Tra emergenza reale e “effetto show”. Il racconto di Massimo Sestini resta di per sé drammatico: stiamo parlando di un malore improvviso sotto i ghiacci, di un salvataggio in extremis grazie alla prontezza di subacquei e soccorritori professionisti, dell’elicottero che lo ha trasportato a Trento per le cure d’urgenza. Un evento da brivido, insomma, che poteva finire in tragedia ma che, fortunatamente, si è risolto con un grande sospiro di sollievo. E fin qui, tutto sacrosanto.

La cassa di risonanza però è enorme. Il programma di Vespa va in onda in prima serata su Rai Uno, quindi qualsiasi parola detta in diretta può diventare un tormentone. Bastano dieci secondi per far rimbalzare la bomba in ogni testata online, scatenando reazioni in tempo record. E se la frase incriminata macina click e polemiche, la verità spesso arriva con qualche giro di ritardo.
Il messaggio sul fondo. Come sottolineano gli amministratori trentini, la questione vera è il rispetto dei fatti: i nostri laghi e fiumi – Lavarone in prima fila – non sono discariche tossiche. Chi ci vive lo sa bene. Che siano corsi d’acqua alpini, balneabili o in alta quota, vantano spesso controlli rigorosi, e quando c’è un problema, si interviene a stretto giro. Quindi, se da una parte non si nega l’emozione di chi ha rischiato la vita, dall’altra si chiede di pesare le parole.
Uno spot involontario? Paradossalmente, la polemica potrebbe finire per favorire il turismo locale. Già, perché ora tutti parlano di Lavarone, e c’è chi si chiede: “Ma se gli esperti assicurano che il lago è pulitissimo, andiamo a vederlo di persona?”. Potrebbe essere una curiosa ironia del destino: una (presunta) cattiva pubblicità che diventa un invito a scoprire la realtà.
Tirando le somme. Sestini ha elogiato i soccorritori e le strutture sanitarie trentine, e fin qui non si discute. Il rimprovero, più o meno severo, arriva sulla definizione “il più inquinato delle Dolomiti”: un’uscita forte, fatta a microfono aperto, in una trasmissione di punta, capace di scatenare un terremoto mediatico. Forse sarebbe bastato un attimo di prudenza in più, visto che inquinamento e bandiera blu non vanno certo d’accordo. E così ora Lavarone – e con lei l’intero Trentino – si ritrova a difendere la propria immagine da un’accusa che le analisi (pare) smentiscono.
Ancora una volta, quindi, la tv si conferma un moltiplicatore di reazioni a catena. Occhio a come si maneggiano le parole, soprattutto su questioni ambientali, dove i dati scientifici dovrebbero contare più di una frase d’effetto. In un territorio che fa della natura il suo biglietto da visita, certi “appellativi” suonano come un clamoroso autogol. E se da un lato possiamo comprendere lo spavento di chi ha rischiato grosso, dall’altro sarebbe il caso di non confondere un terribile momento personale con la qualità di un intero ecosistema.
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