Ehi, ci pensi che siamo ormai alle porte del 2025? Ho la sensazione che il tempo corra più in fretta di un maratoneta iper-caffeinato. Ecco, la cosa pazzesca è che l’intelligenza artificiale – quella che fino a poco fa ci sembrava roba da film di fantascienza – ormai è qui, viva e vegeta, e sta rivoluzionando un po’ tutto. Nel mondo dei libri, poi, sembra di stare in una puntata di Black Mirror mischiata a un documentario su Netflix: il nostro modo di raccontare le storie, di condividerle, e forse perfino di viverle, è in continuo mutamento. Ma cosa vuol dire davvero? Non so voi, ma a me fa venire in mente quelle domande che ti tengono sveglio la notte… un po’ come quando cerchi di ricordare dove hai lasciato le chiavi della macchina. #AIInLetteratura #NuoveTecnologie

Immaginate questa scena (e devo confessare: mi è successa più di una volta!): uno scrittore seduto alla sua scrivania, con la tazza di caffè che ormai ha la temperatura di un gelato sciolto, fissando una pagina bianca come se fosse una sfida personale. A un certo punto, ecco che l’AI si presenta con un leggero colpo di tosse, tipo “Ciao, posso suggerirti qualcosa?”, e voilà… la creatività riparte. Oh, non è che l’AI prenda il sopravvento come un cyborg pronto a conquistare il mondo. Piuttosto, è come un amico che con gentilezza ti dice: “Ehi, se ci provassi in quest’altro modo?” E bam!, quello che prima sembrava un buco nero di idee si trasforma in un fiume di ispirazione. Lo so, qualcuno si chiederà: “Ma è davvero lo stesso scrivere di prima?” Forse no. O forse sì, ma con un tocco diverso. Io credo che, in realtà, siamo solo di fronte a un’evoluzione naturale. #ScritturaCreativa #Autenticità

Poi, guardiamo all’editoria. Se prima le case editrici si affannavano a cercare il prossimo best seller usando il loro fiuto (e un po’ di fortuna), oggi hanno strumenti potentissimi che scansionano preferenze, tendenze, persino i colori delle copertine più cliccate. È come avere un oracolo nel taschino che predice i desideri dei lettori prima ancora che questi li formulino. Sembra fantastico, vero? Eppure, a volte mi chiedo: non è che così finiamo per leggere solo quello che un algoritmo pensa possa piacerci, perdendo la spontaneità di scoprire un libro totalmente a caso? (Io ancora ricordo quando da ragazzino ho scelto un romanzo solo perché la copertina era di un viola orribile: si è rivelato il mio preferito!) #EvoluzioneLibraria #IntelligenzaArtificiale

E qui arriva il punto cruciale: in un mondo iper-tecnologico, riusciamo ancora a conservare quella scintilla di autenticità che rende la scrittura e la lettura esperienze profondamente umane? Forse sì, forse no. Credo che la vera risposta sia in qualche modo incastrata fra le righe, tra un caffè freddo e un algoritmo che ci suggerisce la prossima grande idea. C’è anche il tema della revisione dei testi, che un tempo richiedeva l’occhio vigile e appassionato di un editor in carne e ossa (io immagino sempre qualcuno con gli occhiali spessi e la penna rossa in mano). Adesso l’AI fa gran parte del lavoro, e con un’efficienza mostruosa. Ma non rischiamo di perdere quelle minuscole imperfezioni che rendono un testo “vivo”, con tutti i suoi piccoli difetti? Perché, secondo me, la letteratura non è mai stata sinonimo di perfezione. Anzi, è proprio nelle sbavature che a volte si nasconde l’anima di una storia. #UmanitàDigitale #EticaTecnologica

C’è poi tutto il capitolo (mi verrebbe da dire complicatissimo) dell’etica. Di chi è il testo se interviene l’AI? Se la macchina suggerisce idee e frasi, l’autore resta davvero autore al 100%? E poi, che succede se l’AI comincia a riprodurre stereotipi o pregiudizi senza che ce ne accorgiamo neanche? Credo sia una di quelle questioni che necessitano di una pausa riflessiva, magari accompagnata da un dolcetto consolatorio (sì, ho un debole per i cornetti alla crema, confesso). Non possiamo semplicemente buttare l’AI in mezzo ai nostri processi creativi e sperare che tutto fili liscio. Dobbiamo capire dove ci porta, senza dimenticare cosa ci rende umani. #StorieDigitali

Guardando al futuro – e qui non so se essere più emozionato o spaventato – mi pare abbastanza evidente che l’AI acquisterà un ruolo sempre più grande nell’editoria, e probabilmente in tutti gli altri ambiti. Ma alla fine, la vera scelta è la nostra: possiamo lasciare che l’AI prenda il volante (anzi, l’intero abitacolo), oppure possiamo usarla come un supporto super-potente per viaggiare in mondi creativi ancora inesplorati, continuando però a tenere le mani ben salde sul timone della nostra umanità. La sfida, forse, non è capire come funzionano questi algoritmi (spoiler: io non l’ho ancora capito del tutto), ma come integrarli in modo che non ci privino di quel tocco di autenticità che rende la letteratura qualcosa di magico. #FuturoDellEditoria

Perché, se ci pensate bene, non è solo tecnologia. È come se parlassimo della nostra identità, delle storie che vogliamo raccontare e del modo in cui desideriamo che vengano ascoltate. L’AI potrà diventare pazzescamente avanzata, ma le storie – quelle che ci toccano davvero il cuore – nascono comunque da un essere umano, da chi sente il bisogno di connettersi con un altro tramite le parole. Non credo che una macchina possa sostituire questa scintilla, almeno non nel prossimo futuro… ma, chissà, potrei sbagliarmi (non sarebbe la prima volta!). Per il momento, mi godo ancora quel brivido quando un libro mi parla in modo così diretto da farmi dimenticare tutto il resto. Quella è la vera magia, no? E finché ci sarà quella, la letteratura resterà viva e vegeta, con o senza AI.

Autore