Essere padroni di sé stessi richiede coraggio, meglio lasciar fare agli altri?

Da sempre, il concetto di “libertà” affascina e intimorisce. Tutti la declamano a gran voce, ma in pochi sanno maneggiarla sul serio. Perché? Perché la libertà non è solo la gioia di decidere da soli; è la responsabilità di rispondere dei propri errori, di prendersi in carico le conseguenze, di non avere più scuse. E a ben guardare, è molto più semplice farsi guidare, obbedire a comandi esterni e poi, se le cose vanno male, puntare il dito altrove.

Quando “elevarsi” significa uscire dalla massa.

Se ti capita di voler crescere, di ampliare i tuoi orizzonti, ecco che scopri presto quanto la libertà, in realtà, possa terrorizzare chi ti sta intorno. Non la paura di sbagliare (quella c’è sempre), ma proprio la paura di poter scegliere, di dover decidere senza imposizioni. Chi preferisce vivere secondo istruzioni altrui trova consolante sapere che le regole vengono da fuori e non da se stesso.

Paura di scegliere, paura di rispondere.

La verità è che responsabilità fa rima con “nessun capro espiatorio”. Se decidi tu, poi tu paghi per quel che fai. Difficile, in una società dove si dà la colpa al governo, al datore di lavoro, al vicino rumoroso, al destino cinico e baro. Essere liberi significa guardarsi allo specchio e, se la situazione è andata a rotoli, sapere che lì davanti c’è l’unico colpevole. L’angoscia che ne deriva è così grande che molti preferiscono non provarla mai.

La seduzione della schiavitù.

C’è qualcosa di piacevolmente rilassante nel farsi dire cosa fare ogni giorno: svegliarsi, avere una routine prescritta, credere passivamente in un sistema che ti dice “tranquillo, non devi pensare tu”. In questa forma di “schiavitù morbida”, l’individuo non deve preoccuparsi di creare regole sue, né di assumersene il peso. Ecco perché è più facile seguire uno schema preconfezionato, piuttosto che inventarne uno nuovo.

Servizio e dono di sé.

Essere liberi, paradossalmente, non vuol dire pensare solo a se stessi. Chi davvero si assume la responsabilità della propria vita, si rende conto di come le proprie scelte influiscano sulla collettività. Diventi “padrone di te stesso”, ma al contempo sai di dover rendere conto alle persone intorno a te. Non perché qualcuno ti obblighi, bensì perché una libertà “adulta” sa servire il bene comune senza perdere la propria autenticità.

Quando la paura vince sulla grandezza.

Se la libertà affascina, allo stesso tempo spaventa. Metterla in pratica è un salto che molti non vogliono fare. Meglio lamentarsi e seguire passivamente le direttive di turno, piuttosto che arrampicarsi su un percorso ignoto e ripido. E da questa contraddizione nasce la sensazione di trovarsi in mezzo a una maggioranza che – pur dichiarando a gran voce di voler essere libera – all’atto pratico preferisce la solida tranquillità di un “padrone”.

Conclusione: osare o obbedire?

In fin dei conti, la libertà non è per tutti. O almeno, non tutti vogliono addossarsene l’onere. C’è chi preferisce vivere con regole imposte e col paracadute dell’alibi perfetto: “Non è stata colpa mia”. Ma se un giorno ti svegli e decidi di alzarti in piedi senza stampelle, se riconosci che non esistono scuse quando sei tu a guidare il timone, allora smetti di accontentarti della “schiavitù dorata” e inizi un cammino totalmente diverso: più rischioso, ma incredibilmente più vero.

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