Monte Bondone – Trento

È curioso, verrebbe da dire, che mentre il centrodestra resta a guardare con l’occhio vitreo di chi non sa ancora chi candidare, dall’altra parte della barricata sia già partita la rumba a suon di “Bondone sì, Bondone no, Bondone come?” Se già la politica locale ci aveva abituato a scontri sull’euro in più o in meno in busta paga (ricordate quei mille euro di “aumento” per i consiglieri, buoni a far saltare i nervi anche al più placido dei cittadini), ora è la montagna cittadina a fare da palcoscenico per un nuovo atto di questa commedia elettorale.

Da un lato i super-progetti (funivia e bacino), dall’altro l’anima (giustamente) ambientalista
Il sindaco uscente, Franco Ianeselli, punta sulla funivia Trento-Bondone per unire in un sol colpo città e altitudine, promettendo turismo 365 giorni all’anno e stappando bottiglie di prospettive scintillanti. Dall’altra parte, candidati come Geat, Gabrielli e Bortolotti, ognuno con il proprio accento, criticano la visione “in grande” e si chiedono se questo Bondone debba davvero diventare un luna park in salsa alpina. E poi c’è il bacino idrico artificiale alle Viote, presentato come soluzione-chiave al problema della scarsità di neve, ma visto da molti come una colata di cemento in un ambiente che ha già i suoi equilibri fragili.

Intanto la destra nicchia…
Nel frattempo, il centrodestra osserva dall’uscio, come se sceglierne uno (di candidato) valesse quanto scalare l’Everest senza bombole. Mentre i candidati dell’altra coalizione si scornano (perché qui si scaldano gli animi sul Bondone, e con ragione, visto che è roba seria), la destra si limita a un “vediamo… decideremo…”, perdendosi forse l’occasione di dire la sua su una questione che i trentini, adesso, sentono eccome.

Proteste, critiche e numeri allarmanti
Le associazioni ambientaliste sono scese in piazza (o in sentiero, se preferite), ribadendo il loro no a funivia e bacino, e portando numeri e dossier: dal presunto deficit annuale di 3 milioni di euro a un milione di passeggeri all’anno che paiono, per molti, fantascienza. E la gente comune, quella che deve preoccuparsi di bollette, di 10 euro di spesa in più al supermercato e magari pure del “fermo auto” a mezzanotte, guarda un po’ perplessa certi progetti milionari.

Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda

  • Ianeselli dice: “Facciamo le cose in grande, ma con prudenza (leggasi: valuteremo l’impatto).”
  • Geat sbotta: “Funivia? No grazie, economicamente insostenibile!” e preferisce itinerari tematici, navette, cose forse meno glamour ma più integrate con il territorio.
  • Gabrielli mette un altolà sia alla funivia che al bacino, indicando il pericolo per l’ambiente e suggerendo un rafforzamento di altre infrastrutture sociali.
  • Bortolotti vorrebbe un Bondone “slow”, senza eccessi infrastrutturali, quasi a difendere un’idea di montagna autentica, lontana da stazioni ipertecnologiche.

Il paradosso: chi c’è e chi non c’è
Se da una parte, insomma, il centrosinistra allargato si divide con (almeno) quattro opzioni, dall’altra parte, in casa centrodestra, ancora silenzio. Una differenza macroscopica: lì ci si spella su come dev’essere il Bondone, qui si fatica a individuare chi dovrà esprimere un’opinione. Sarà perché, dopo tutto, serve parecchio coraggio per prendere una posizione su un progetto che potrebbe sollevare entusiasmi o polemiche senza fine.

Questione di priorità?
Mentre i consiglieri regionali si portano a casa un bell’aumento in busta paga (che ha generato vomiti metaforici e reali tra i cittadini, citando lo stile colorito di certe invettive in circolazione), la città vorrebbe vedere priorità diverse: posti di lavoro sicuri, infrastrutture più comode e magari un Bondone che sappia attirare turisti senza far piangere l’ambiente né gli investitori. Eppure, nonostante la passione vera che si percepisce intorno al tema, c’è ancora quella sensazione che la politica (di ogni colore) finisca spesso per dare ragione ai timori della gente: troppa miopia, troppi interessi sparsi, troppa fame di grandezza che potrebbe rivelarsi un boomerang.

In conclusione
Se i cittadini sono già in fermento su funivia e bacino, se i candidati che si sono presentati al pubblico si scambiano accuse e difese a suon di dati e proteste, dall’altra sponda politica la scena appare tristemente vuota: il centrodestra, almeno per ora, non pervenuto. Peccato, perché in un periodo di forte disaffezione verso la politica (complice anche il recentissimo scivolone sugli stipendi regionali), sarebbe cruciale offrire ai trentini visioni chiare e posizioni coraggiose.

Per adesso, più che un’opinione univoca, c’è un vuoto che parla. Ma nel frattempo, la “questione Bondone” infiamma più di un falò estivo: c’è chi vuole farne una punta di diamante del turismo, chi teme il suo snaturamento ambientale. Qualunque sia la soluzione, rimane quell’amara riflessione su come, ancora una volta, i giochi più importanti si facciano in poche stanze, mentre i cittadini guardano con un misto di speranza e scetticismo. E nel vuoto del centrodestra, un eco: “Chi si fa avanti?

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