
È una storia che inizia come una qualunque favola politica e finisce a Roma, tra capannelli di onorevoli e assistenti parlamentari che fanno da messaggeri segreti. Un romanzo a puntate in cui, al posto di un lieto fine, per ora troviamo un gigantesco punto interrogativo. Il centrodestra trentino, che doveva correre unito e compatto, sembra aver messo le basi per una maratona… infinita.
Il candidato di nessuno
All’alba di questa campagna elettorale, il centrodestra era partito con un concetto elementare: “Troviamo un candidato forte per Trento, e in fretta.” Semplice, no? Mica tanto. Perché nel bel mezzo delle strategie, qualcuno butta lì il nome di Mirko Bisesti, della Lega. Un’idea che passa – vai a capire perché – direttamente da Roma senza farsi annunciare in Trentino. Come il proverbiale parente che si presenta a casa tua per le vacanze senza avvisare.
La “baraonda diplomatica”
Il risultato? Una scena da tragicommedia: Alessandro Urzì, Fratelli d’Italia, sbuffa e si chiede come sia possibile che nessuno lo abbia informato, come se ricevere una telefonata di cortesia fosse un lusso da rockstar. Nel frattempo, dalla Lega minimizzano: “Ma dai, che vuoi che sia, tanto siamo tutti sotto lo stesso tetto politico, no?” E le trattative si spostano nella capitale. A Roma, bisogna saperlo, la cucina trentina diventa roba di secondaria importanza: ci sono altri fuochi su cui discutere, altre poltrone da sistemare. Eppure, il destino del capoluogo della provincia è lì che si gioca: come se decidere del futuro di Trento fosse un affare da salotto romano.
Ilaria Goio: la candidata che non è
Ecco poi che ritorna il nome di Ilaria Goio, avanzato in tempi non sospetti da Fratelli d’Italia, destinato però a una perpetua fase di limbo: “Sì, ma non ora; forse domani; vediamo se la Lega è d’accordo; anzi, vediamo se Bisesti è d’accordo.” Insomma, Goio c’è ma è come il coniglio nel cappello del mago: salta fuori e subito sparisce tra gli applausi o i fischi, nessuno lo sa bene, e intanto il tempo scorre.
Il PATT brucia i ponti (o quasi)
Nel bel mezzo di questa danza di nomi, promesse e smentite, c’è il PATT, partito autonomista per eccellenza, che a un certo punto sbotta: “Sapete che c’è? Noi decidiamo da soli.” È un po’ come l’amico che a una festa si stufa di aspettare le ordinazioni e si alza a prendere la pizza da un’altra parte. E non gli si può nemmeno dare torto, viste le continue titubanze della coalizione.
Bolzano, l’oasi del sì
Nel frattempo, a Bolzano, l’altro capoluogo regionale, si sono messi d’accordo in un batter d’occhio: patti chiari, amicizia lunga, via libera al candidato condiviso. Una normalità che, per un trentino ormai assuefatto alle infinite trattative, suona come fantascienza. “Ma come, a pochi chilometri di distanza riescono a trovare la quadra e qui no?” viene da chiedersi. E invece no, qui tutto dev’essere più complicato.
Tragicommedia senza finale
Se la politica locale fosse un romanzo, a questo punto la voce narrante direbbe: “Vissero tutti felici e contenti.” Ma nel caso del centrodestra a Trento, la vicenda somiglia più a una serie TV che non vuole finire. Le puntate si accumulano, ogni volta con un nuovo personaggio (o un nuovo veto), e il pubblico inizia a chiedersi se vedrà mai i titoli di coda.
Nel frattempo, la città aspetta. Attende di sapere con chi si dovrà confrontare Franco Ianeselli – che, dal canto suo, prepara la campagna con calma olimpica, guardando divertito l’avversario che ancora non c’è. Se anche a Roma la partita rischia di rimanere aperta più del dovuto, chissà che l’appuntamento con le urne non venga trasformato in un referendum su “chi la spunta”: la Lega, FdI, il Patt, o chi per loro.
Conclusione (…o no?)
Di sicuro, il caos ha regalato agli elettori un souvenir tragicomico: ciò che doveva essere una rapida designazione si è trasformato in un romanzo pieno di colpi di scena e recriminazioni. Da una parte c’è chi spera in uno scossone liberatorio, dall’altra c’è chi guarda la situazione con un’alzata di spalle, perché “tanto è sempre la solita storia.”
Resta il fatto che Trento, nel frattempo, vorrebbe semplicemente sapere: “Con chi ci confrontiamo alle prossime elezioni?” Mentre Roma tace (o parla sottovoce) e il Patt si mette in proprio, la coalizione più lunga del mondo continua a rinviare la fatidica scelta. Con buona pace di chi, nel capoluogo, si aspettava un centrodestra unito e già pronto a sfidare Ianeselli sul piano dei contenuti. E invece, per ora, lo show va avanti. E siamo solo al primo atto.