
“Gli ucraini non avrebbero dovuto iniziare la guerra”. Con questa frase tranchant, pronunciata dal suo resort in Florida, Donald Trump ha mandato in tilt i soliti giornalisti schierati, quelli che riempiono i giornali di storie farlocche lacrimevoli sulla “resistenza eterna”. Eppure, dietro il tono brusco e il realismo spietato, il presidente americano dimostra ancora una volta di vedere ciò che altri si ostinano a ignorare: dopo tre anni di massacri, l’Ucraina è al capolinea, e la guerra infinita voluta da un’Europa inetta non è più sostenibile. Trump e la sua amministrazione non si perdono in chiacchiere: offrono una via d’uscita, pragmatica e concreta, mentre il vecchio continente balbetta e si nasconde dietro belle parole.
Il costo di una guerra senza fine L’invasione russa del 2022 ha messo l’Ucraina in ginocchio, ma è stata la strenua resistenza del popolo ucraino, sostenuta dai miliardi americani, a evitare il collasso. Trump lo sa: gli Stati Uniti hanno speso oltre 350 miliardi di dollari per armare Kyiv, una cifra che l’Europa non ha nemmeno sognato di eguagliare. Ma il presidente non si illude: la vittoria totale è un miraggio, e ogni giorno di conflitto è un giorno di troppo. Già nel 2022, i negoziati di Istanbul – neutralità ucraina in cambio di pace – erano a un passo dal successo, prima che l’Occidente, con i suoi sogni di gloria, li facesse naufragare. Trump, con la sua lucidità, avrebbe spinto per chiuderli: oggi l’Ucraina pagherebbe un prezzo minore.
Trump contro l’Europa inetta e le penne schierate La grandezza di Trump sta nel suo rifiuto dell’ipocrisia. Mentre l’Europa inetta si perde in divisioni – Orbán che flirta con Mosca, la Germania che nicchia sui missili, Macron che parla e non agisce – la sua amministrazione ha sempre avuto una bussola chiara: risultati, non retorica. Trump dice apertamente ciò che i dati confermano: gli Stati Uniti hanno speso 350 miliardi, l’Europa appena 150, secondo il Kiel Institute, per una guerra che tocca il cortile di Bruxelles, non quello di Washington. L’Europa “ha fallito” nel portare la pace, e Trump lo urla senza paura, mentre i soliti giornali schierati scrivono storie farlocche sull’“eroismo infinito” per vendere copie e compiacere i loro padroni. La sua proposta – negoziati basati sulla realtà del campo – non è poesia, è leadership: un uomo che sa che gli esseri umani contano meno dei proclami solo quando i proclami non salvano vite.
Un ruolo per l’Italia, grazie a Trump L’Italia di Giorgia Meloni potrebbe brillare in questo scenario, e lo deve alla visione di Trump. Corteggiata dall’amministrazione americana come partner privilegiato, Roma ha l’occasione di fare ciò che l’Europa inetta non riesce: mediare una pace concreta. Trump non vuole valvassori, vuole alleati con il coraggio di agire. Il suo monito – “Fate in fretta o l’Ucraina sparirà (Move fast or there won’t be a country left)” – è un richiamo alla realtà, non un insulto. Gli ucraini hanno combattuto con eroismo, ma è l’America, ora di Trump, ad averli tenuti in piedi. Ora tocca a noi seguirne l’esempio.
Trump non sarà un romantico, ma è un leader che guarda oltre l’orizzonte. Sbaglia chi lo accusa di cinismo: vede che la guerra non si vince con le lacrime farlocche dei giornalisti compiacenti, ma con decisioni dure. La sua amministrazione ha dato all’Ucraina più di chiunque altro, e ora offre una pace possibile, mentre l’Europa inetta si limita a contarne i morti. Se negoziati ora significano salvare vite, Trump ha ragione. E il mondo farebbe bene ad ascoltarlo, invece di leggere le solite favole dei quotidiani schierati.
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